31 maggio

In campo

esercizi esistenziali per un uomo e una palla

di e con Jacopo Franceschet

Nell’incontro tra un luogo e un uomo con la sua palla da basket, la dimensione ritmico-sonora e i movimenti che ne scaturiscono, diventano l’ambito di ricerca privilegiato verso la costruzione di un linguaggio che si fa esercizio esistenziale. Un corpo a corpo tra performer e palla per rievocare, anche solo nell’eco di un rimbalzo, un desiderio abitato insieme.

Esito della residenza al Bach con il supporto di Danza Urbana – Rete h(abita)t

Faun / prelude

ZA DANCE WORK

Il fauno è una figura che vive al di fuori del contesto normato e del rapporto spazio-funzione. Giace in uno stato di sogno fra arrendevole fiacchezza ed euforia incontrollabile: cerca il piacere, rifiuta l’economia del successo, della produzione e dell’eccellenza, vivendo in un eterno “preludio” che non si risolve mai in un’estasi, un trionfo, un successo, ma continua a tornare in maniera ossessiva. Il suo corpo non ha mai una forma definitiva, come nemmeno la sua ricerca arriva mai ad una piena realizzazione.

La sua identità ibrida rappresenta l’identità instabile e insoluta del tempo corrente, in cui si vive immersi di un eterno presente senza alcun punto di riferimento. Poco rimane se non qualche immagine del passato – consuma-ta e mitologica – da rimpiangere.

ideazione e esecuzione Andrea Zardi

consulenza coreografica e drammaturgica Giulia Roversi

suono Claude Debussy e Wotton

costume Mara Pieri

produzione Cinqueminuti APS

sostegno “Dancing Together, Again!” Creative Residencies Programme implemented under the Creative Europe by the National lnstitute of Music and Dance (PL), Arts Research lnstitute (GE),

Movimento Danza (ID and TRAFIK Dance/Theatre Company (HR).

si ringrazia NOD Nuova Officina della Danza, BTT Balletto Teatro di Torino.

Departure

a cura dei coreografi internazionali Shay Partush (La Veronal Marcos Morau)  e Luca Cacitti (OFF Project Company)

Danzatori di Art Factory International

L’idea principale è esaminare la partenza come processo e non come evento singolo.
 La partenza è intesa come qualcosa che inizia prima di un’azione fisica e continua anche dopo che la separazione si è verificata. Il momento del lasciare non viene necessariamente trattato come una chiusura netta, ma può avvenire come uno spostamento graduale di attenzione, direzione e presenza.

La performance viene elaborata attorno a momenti di incontri e scontri. Questi mometni effimeri non mirano a risolversi o a svilupparsi in relazioni stabili; funzionano invece come sovrapposizioni temporanee tra le diverse direzioni. Ogni direzione ed intenzione produce un piccolo cambiamento che influenza ciò che segue, anche dopo che i corpi si separano.

La partenza viene affrontata sia come esperienza individuale sia collettiva. Alcune partenze sono visibili e condivise, altre avvengono in silenzio, senza riconoscimento.

Ci interessa anche osservare le condizioni che permettono a una partenza di avere luogo. La partenza non è sempre possibile; dipende dalle circostanze. Spazio, suono, tempi e prossimità possono sostenere o ostacolare l’atto del lasciare. Senza un terreno, uno spazio o segnali sensoriali sufficienti, la partenza può rimanere sospesa o non realizzarsi.

Come si muove l’ambiente attorno a queste partenze? Chi si adatta a chi? Chi rimane per incorniciare una situazione e chi parte per rilasciare tale attrito?

Praticamente, lo svogliemnto della perfromance viene attraverso  giochi e regole che guidano e modulano l’interazione. Queste strutture vengono utilizzate per generare condizioni di connessione o tensione tra le persone coinvolte.
 Attraverso questo processo si mantiene uno stato condiviso di allerta all’interno del gruppo. L’attenzione circola. Lo spazio tra le persone opera come un campo dinamico che può attrarre o respingere, aumentando l’intimità o ampliando la separazione.

Un negoziamento costante. Un tentativo di partire.

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serata sold out

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